Trust per famiglie ricomposte e conviventi

Quando le regole successorie non riflettono la tua famiglia

Le regole successorie italiane sono pensate per la famiglia fondata sul matrimonio: coniuge, figli, parenti. Nelle famiglie ricomposte e nelle convivenze queste regole producono esiti contrari alle intenzioni: il convivente non è erede, il nuovo coniuge può entrare in conflitto con i figli di primo letto. Il trust consente di scrivere regole che riflettono la famiglia reale.

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In sintesi

  • Il convivente non ha diritti successori: senza strumenti, riceve solo ciò che gli si lascia per testamento, con i limiti della legittima.
  • Nelle famiglie ricomposte, il trust separa il "prima" dal "dopo": tutela i figli di primo letto e il nuovo coniuge secondo regole scritte.
  • Permette di attribuire diritti di abitazione e rendite al coniuge superstite e il capitale ai figli.
  • Va coordinato con la quota di legittima, che resta intangibile.
  • È uno degli usi più concreti del trust di famiglia: non teoria, ma soluzione di conflitti annunciati.

Le asimmetrie delle regole ordinarie

La successione legittima italiana non conosce il convivente: il partner di fatto non è erede, e il testamento può disporre solo della quota disponibile. Il coniuge, invece, è legittimario e concorre con i figli: nelle famiglie ricomposte questo produce la tipica tensione tra il nuovo coniuge e i figli di primo letto, o tra i figli dei diversi nuclei.

Le regole ordinarie offrono soluzioni parziali: il testamento dispone della sola quota disponibile; la donazione trasferisce oggi, definitivamente e senza controllo; il legato di abitazione protegge il convivente ma può rendere invendibile la casa. Il trust consente invece di scrivere la soluzione su misura: chi abita, chi percepisce, chi eredita alla fine.

Lo schema tipico: rendita al coniuge, capitale ai figli

Il disponente conferisce in trust la casa e una parte dei beni. L'atto istitutivo prevede: diritto di abitazione della casa al coniuge (o al convivente) per la sua vita; una rendita periodica per il suo mantenimento; alla sua morte, attribuzione del capitale ai figli. Il trustee amministra secondo queste regole, senza che coniuge e figli debbano accordarsi — e scontrarsi — su ogni decisione.

Lo schema è flessibile: si può graduare la rendita, condizionarla, prevedere la vendita della casa e la sostituzione con altro alloggio, proteggere i beni dai creditori del convivente.

Tutelare il convivente senza ledere i figli

Poiché il convivente non è legittimario, il disponente può destinargli in trust anche più della quota disponibile — ma deve rispettare le quote riservate ai legittimari (figli, coniuge se presente). Un trust che concentra tutto sul nuovo partner, ledendo i figli, è esposto all'azione di riduzione. La progettazione parte dalla mappa delle quote: la pagina su trust e legittima spiega i confini.

Fiscalità delle attribuzioni

Dopo il D.Lgs. 139/2024, l'imposta sulle successioni e donazioni si applica all'attribuzione ai beneficiari, con aliquote e franchigie del rapporto tra disponente e beneficiario: per i figli il 4% con franchigia di 1.000.000 di euro; per il convivente, essendo estraneo, l'aliquota dell'8% senza franchigia. Questa asimmetria fiscale è un elemento essenziale della progettazione: la scelta di quanto destinare al convivente va soppesata anche sul piano tributario.

Quando serve davvero

Il trust per famiglie ricomposte si giustifica quando ci sono: un patrimonio immobiliare o finanziario di valore significativo, un nuovo nucleo da proteggere, figli di precedenti relazioni, il desiderio di evitare conflitti annunciati. Per patrimoni modesti o situazioni semplici, un testamento ben scritto può bastare: la pagina quando non serve un trust aiuta a decidere.

Errori da evitare

  • Ignorare la quota di legittima dei figli: il trust viene attaccato in riduzione anni dopo.
  • Dimenticare che il convivente sconta l'aliquota dell'8% senza franchigia: la sorpresa fiscale arriva all'attribuzione.
  • Non regolare il caso di rottura della convivenza o di nuovo matrimonio.
  • Affidare la soluzione a un testamento generico invece che a regole operative: il testamento dispone, il trust governa.

Domande frequenti

Il convivente può essere beneficiario di un trust?

Sì, senza limiti di legge: il convivente non è legittimario, quindi il disponente è libero di destinargli ciò che vuole, rispettando le quote riservate ai legittimari. Attenzione alla fiscalità: per il convivente l'aliquota è dell'8% senza franchigia.

Il trust evita il conflitto tra nuovo coniuge e figli di primo letto?

Non lo evita per decreto, ma lo governa: le regole sono scritte nell'atto, il trustee le esegue, e nessuno può rimetterle in discussione. È il modo più efficace per togliere il conflitto dal tavolo delle decisioni quotidiane.

Posso lasciare la casa in trust al convivente e il capitale ai figli?

Sì: diritto di abitazione al convivente per la vita, capitale ai figli alla fine. È lo schema più utilizzato nelle famiglie ricomposte e conviventi.

Il trust di famiglia conviene rispetto a un testamento?

Dipende dalla complessità: per patrimoni importanti e famiglie ricomposte, il trust offre regole operative che il testamento non può dare; per situazioni semplici, il testamento resta la soluzione efficiente. La scelta va fatta con una valutazione preliminare.

Riferimenti normativi

A cura di Marzo Associati — Studio Legale e Tributario

Via Ancona, 20 — 00198 Roma (RM) · Contenuto curato e revisionato internamente dallo studio.

Pubblicato il · Ultima verifica editoriale 2026-09-05

Contenuti informativi, non consulenza. Aggiornato al 2026-09-05.

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